A cosa serve l’autostima?

Oggi si dà molta importanza al concetto di autostima. È opinione diffusa che un’elevata autostima porti molti benefici a chi la possiede. Avere fiducia in sé, pensiamo, produce migliori risultati a scuola o sul lavoro; migliora le relazioni interpersonali; riduce i comportamenti aggressivi, violenti e antisociali; rende meno probabili le dipendenze dalla droga, dall’alcool, dal fumo, dal sesso, dal cibo; infine, tutti noi siamo convinti che un’elevata autostima porti in generale a essere più felici e meno depressi.

Ma è davvero così?

In realtà le conclusioni a cui sono giunti i ricercatori in questo campo sono molto diverse.

A cosa NON serve l’autostima

Nel 2003 Roy F. Baumeister e altri ricercatori hanno condotto un’analisi approfondita di tutte le ricerche svolte sugli effetti dell’autostima sulla vita delle persone. I risultati sono abbastanza sorprendenti.

  • Il livello di autostima non è in alcun modo collegato ai risultati scolastici. In altri termini, avere stima di se stessi non fa andare meglio a scuola. In alcuni casi anzi è vero il contrario.
  • Nell’ambito lavorativo le conclusioni sono meno drammatiche, ma simili: non esiste un’evidenza chiara che un’elevata autostima produca migliori performance lavorative. L’unica eccezione riguarda la capacità di adottare la migliore strategia di uscita di fronte a un probabile fallimento lavorativo: in questo caso sembra che la fiducia in se stessi produca risultati migliori.
  • Veniamo alle relazioni interpersonali. Anche qui le notizie non sono buone. In generale si osserva che le persone con un’elevata autostima credono di essere popolari e di avere buone capacità relazionali. Quando però si cercano conferme di questo, per esempio intervistando amici, colleghi e parenti, si scopre però che questa popolarità è più immaginaria che reale.
  • Per quanto riguarda i comportamenti aggressivi, violenti e antisociali i risultati sono contrastanti. In effetti sembra che molte persone aggressive abbiano un’alta opinione di sé. L’autostima non previene dunque i comportamenti negativi. Allo stesso modo però un buon livello di autostima può essere collegato a una forte tendenza ad aiutare gli altri. In sostanza pare che l’autostima serva semplicemente a rafforzare i comportamenti, sia nel bene che nel male, senza determinare la loro natura.
  • Risultati analoghi si trovano a proposito delle dipendenze. Non sembra davvero, dalle ricerche svolte, che un’elevata autostima porti le persone a evitare il fumo, la dipendenza dall’alcool e dalle droghe.

Autostima, felicità e depressione

L’unica correlazione forte che gli studi mettono in evidenza è quella tra elevata/bassa autostima e felicità/depressione. In altri termini:

  • le persone con elevata autostima si dichiarano mediamente più felici di quelle con autostima più bassa;
  • le persone con autostima bassa tendono a soffrire maggiormente di depressione rispetto a quelle con autostima più alta.

Il problema qui consiste nel capire se è l’autostima che rende più felici oppure l’essere felici che fa crescere l’autostima. A quanto pare non esiste a tutt’oggi una risposta chiara a questa domanda.

A cosa serve allora l’autostima?

A questo punto la domanda sorge spontanea: l’autostima serve a qualcosa o possiamo disinteressarcene?

La risposta è che l’autostima serve eccome. Vediamo perché.

Diversamente da quanto accade per la felicità, sembra ormai dimostrato che un basso livello di autostima nell’adolescenza può prevedere le depressioni nell’età adulta.

Aiutare i nostri bambini e ragazzi ad avere una maggiore stima di se stessi può così aiutarli a evitare problemi futuri molto più gravi.

Un altro collegamento che sembra ormai dimostrato è quello tra bassa autostima e disturbi alimentari. In particolare un basso livello di autostima favorisce l’insorgenza della bulimia. Anche questo è un disturbo molto serio, che francamente conviene cercare di prevenire in tutti modi possibili.

Infine, non dimentichiamo che le persone che dichiarano una bassa autostima, siano esse bambini, adolescenti o adulti, soffrono molto per questo.

Vale la pena senz’altro cercare di evitare questa sofferenza ai nostri figli.

Vedremo in un prossimo articolo quale può essere, a detta degli esperti, la strategia giusta per farlo.

Riferimenti

E. Kennedy-Moore
Kid Confidence: Help Your Child Make Friends, Build Resilience, and Develop Real Self-Esteem
New Arbinger Publications, 2019

R. F. Baumeister, J. D. Campbell, J. I. Krueger, K. D. Vohs
Does high self-esteem cause better performance, interpersonal success, happiness, or healthier lifestyles?
Pubblicato in Psychological Science in the Public Interest, Maggio 2003

J.F. Sowislo, U. Orth
Does low self-esteem predict depression and anxiety? A meta-analysis of longitudinal studies
Pubblicato in Psychological Bulletin, Gennaio 2013

A. E.Steiger, M. Allemand, R. W. Robins, H. A. Fend
Low and decreasing self-esteem during adolescence predict adult depression two decades later
Pubblicato in Journal of Personality and Social Psychology, Febbraio 2014