Infiammazione e attacchi di cuore

Nel precedente articolo (Infiammazione: il killer segreto) abbiamo parlato di come il fenomeno dell’infiammazione sia da un lato alla base del funzionamento del nostro sistema immunitario, mentre dall’altro possa diventare, quando si cronicizza, fonte di malattie anche molto gravi, come cancro, morbo di Alzheimer, attacchi di cuore.

In questo articolo parleremo proprio dei legami tra infiammazione e disturbi cardiovascolari, in particolare arteriosclerosi e infarto.

Infiammazione e infarto: un legame ormai certo

La scienza medica ha ormai stabilito senza ombra di dubbio che i processi infiammatori, quando diventano cronici, svolgono un ruolo centrale nell’insorgenza delle malattie cardiovascolari e nelle complicazioni che ne derivano.

Diversi studi hanno mostrato che elevati livelli cronici di Proteina C-Reattiva (CRP) e di Siero Amiloide A (SAA), che sono tipici indicatori di uno stato infiammatorio, rendono altamente probabile l’insorgenza di attacchi di cuore.

Le prime evidenze risalgono già alla fine degli anni ’90, quando Paul Ridker, della Harvard Medical School di Boston, mostrò come persone di mezza età, in salute ma con livelli più elevati di Proteina C-Reattiva, hanno il triplo di probabilità di subire un attacco di cuore nell’arco di sei anni rispetto a chi ha livelli di CRP molto bassi. In particolare Ridker osservò che il rischio è maggiore nella popolazione femminile rispetto a quella maschile.

Oggi si sa anche che, a parità di altre condizioni, le conseguenze dell’infarto sono mediamente più gravi in chi presenta livelli maggiori di infiammazione cronica.

Gli studi più recenti sono alla ricerca di indicatori più specifici della CRP o del SAA per individuare e quindi trattare i complessi processi infiammatori che possono condurre all’infarto. I primi risultati di queste ricerche sono molto promettenti, ma si tratta di studi ancora allo stadio iniziale.

Infiammazione e arteriosclerosi

Con il termine arteriosclerosi si indica un’alterazione patologica delle arterie dovuta a diversi fenomeni, depositi di grasso, indurimenti e calcificazioni nelle pareti dei vasi sanguigni.

In questo articolo ci concentriamo solo sulla formazione di depositi di grasso, fenomeno che prende il nome specifico di aterosclerosi (attenzione: la parola è quasi uguale…).

I depositi di grasso, detti placche, sono molto pericolosi. Pur essendo asintomatici, riducono sensibilmente il flusso sanguigno attraverso i vasi, ma non solo.

La causa più comune di infarto è la rottura di una placca aterosclerotica situata nelle coronarie. Questa rottura porta alla rapida formazione di trombi nell’arteria epicardica interessata, provocando una riduzione del flusso sanguigno nelle parti del cuore a valle dell’occlusione.

L’aterosclerosi è ormai riconosciuta come un fenomeno infiammatorio cronico. Le cellule del sistema immunitario innato svolgono un importante ruolo di mediazione nella generazione e nello sviluppo delle placche, in tutte le fasi della loro crescita.

I fenomeni infiammatori sembrano avere un ruolo anche nel determinare la rottura o meno di una placca.

Anche in questo campo è allo studio la messa a punto di tecniche di identificazione del processo infiammatorio per poter sviluppare terapie mirate.

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Uno stile di vita sano può ridurre i livelli di infiammazione cronica, associati al rischio di patologie cardiovascolari.

Infiammazione e stile di vita

Nonostante i progressi della medicina nel concepire e sviluppare nuove cure per i disturbi cardiovascolari, la cosa migliore che si può fare per ridurre il rischio di problemi cardiaci è adottare uno stile di vita sano.

  • Un primo fattore di rischio è lo stress. Studi indicano che persone che vivono particolari situazioni di stress psicosociale di diverso genere mostrano livelli più alti di infiammazione sistemica.
  • Altrettanto importante è l’alimentazione. Un’alimentazione sana (per quanto possibile al giorno d’oggi), supportata da un’integrazione adeguata delle sostanze che il nostro corpo difficilmente oggi reperisce nel cibo, è fondamentale per abbassare i livelli di infiammazione cronica.

Di alimentazione e infiammazione parleremo in un prossimo articolo.

Riferimenti

P. M. Ridker, C. H. Hennekens, J. E. Buring, N. Rifai
C-reactive protein and other markers of inflammation in the prediction of cardiovascular disease in women
Pubblicato in The New England Journal Of Medicine, 2000

C. Gorman, A. Park
The Fires Within – Inflammation is the body’s first defense against infection, but when it goes awry, it can lead to heart attacks, colon cancer, Alzheimer’s and a host of other diseases
Pubblicato in Time Magazine (US Edition), 23 Febbraio 2004

N. Rohleder
Stimulation of systemic low-grade inflammation by psychosocial stress
Pubblicato in Psychosomatic Medicine, 2014

N. Ruparelia, J. T. Chai, E. A. Fisher, R. P. Choudhury
Inflammatory processes in cardiovascular disease: a route to targeted therapies
Pubblicato in Nature Reviews Cardiology, 2017